il post che non c’è

14 Giugno 2007 20 commenti


Questo è un post che non c?è. Un po? come l?isola di Peter Pan che c?è ma non c?è.
No, l?isola di Peter Pan non c?è ma c?è.
Ma perché se è l?isola che non c?è, c?è?
Perché c?è, solo che non c?è perché…boh! Io Peter Pan non l?ho mai visto!
Comunque questo post pur essendoci non c?è..-
Voi direte, ma che dici, c?è! Ma io vi rispondo che no, non c?è!
Perché?

Ma perché si, c?è ma in realtà secondo me non c?è.
Manca innanzi tutto di un titolo intrigante, stuzzicante, che so io… qualcosa come “Sushi, pizza e? brodo di carne”. E poi manca di una storia, di una narrazione di…insomma, manca! Non c?è!

Eppure questo titolo potrebbe servire da stimolo. Pensaci bene. Potrebbe essere la cronaca di una serata; ad esempio, la serata di quattro ragazzi che non si vedono da un bel po? di tempo, decidono di fare una cosa trandy, ossia andare a mangiare sushi, ma si alzano da tavola praticamente con lo stomaco e col portafogli vuoto, così finiscono in una pizzeria all?aperto e, essendoci una serata caldissima, sudano come suini e alla fine di divertono da matti.
Ma, a chi vuoi che gliene freghi di una storia così?
Beh, ma tutto dipende da come la racconti!!
E io non sono in grado di raccontarla!
Allora che vuoi raccontare? Tu aspetti la storia giusta, il post giusto.
Boh!
Ma possibile mai che non trovi il post giusto? Parla del tuo faro, di come funziona, delle lenti di Fresnel, del Periodo, della Portata, di quanto è alta la torre, della sua posizione, che so io 42° 25?? 7? nord e 9° 24??24?? ovest.
Seeeeeeee! Do i numeri…cavoli, io però questi qui me li gioco…su quale ruota? Palermo?
Ma quale numeri e numeri! Dai, perché questo post non c?è? Ce lo vuoi dire?
Non c?è e basta. Oltretutto il mio faro, è come l?isola che non c?è, ossia c?è ma non c?è.
Ancora con sta storia? C?è, non c?è, ci sarà…Ma ci sei o ci fai?
Non ci sono.
Allora ci fai?
Cosa faccio se non ci sono!
Cosa cerchi? Cosa vuoi? Cosa credi che vogliano i tuoi lettori?
Cosa ti manca? Cosa non hai?cos?è che insegui se non lo sai? Se la tua corsa finisse qui…
Racconta allora una storia legata al tuo faro lontano…
Fosse facile. Troppe lunghe le storie sui fari…non c’è post che riesca a contenere anche una sola storia su un faro…
Addirittura non c?è post!
Non c?è!
Ma possibile che non hai neanche il testo di una canzone da postare?
Fischia se ne ho! Ma l?ho fatto due post fa.
Embè! Ma prenditi tempo dai! Posta il testo di una canzone, che so, The Kill dei 30 seconds to mars! Oppure Ordinary day della ex del Cranberries.
No, non mi va!
Tu…tu?aspetti il post che non c?è!
Hai visto? Lo hai detto anche tu! Il post che non c?è!
Si va bene, come dici tu!
Ma tu chi, se qui non c?è nessuno?
Tu…tu.
Io, io?
Tu, così, figurativo, che ci sei ma non ci sei.
Si basta…non c’è più niente da dire o forse si…chissà
ma se non si è detto niente?
Appunto questo post non c’è!
Però…sarà anche che il post non c?è ma, almeno una foto la metti?
E che foto?
Una qualsiasi…così almeno c?è una foto.
Si si, ok, va bene…basta che finiamo
finiamo cosa se non c’è niente?
No, lo vedi! Basta! Almeno c’è la foto…
BASTA!!
arrivederci e alla prossima

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Soddisfazioni tra pseudo privazioni

14 Maggio 2007 26 commenti


Una delle tante cose che faccio sempre quando sono a casa a Palermo è accendere il mio stereo, azionare il piatto giradischi e immergermi nell?ascolto della musica che più preferisco alla maniera che più mi piace, sentendo cioè sfrigolare la puntina del giradischi su un disco in vinile, vecchio o nuovo che sia.

Come potete leggere nel box qui a fianco sulla sinistra alla voce “Al Guardiano del faro piace”, io, a tutt?oggi, compro dischi in vinile pur non avendo come ascoltarli. Cosa in parte vera ed in parte no. Infatti, dove attualmente vivo e passo praticamente gran parte della mia vita, ho uno stereo che è sprovvisto di giradischi, mentre a Palermo, mia città natale dove di tanto in tanto mi reco, pur non essendo un gran che, posseggo un “assemblato”, che fa la sua bella figura e mi permette di coronare questa mia passione, con sommo gaudio anche dei miei costosi dischi che sentono sempre il desiderio di farsi un bel giretto ed essere ascoltati.

Potreste essere in disaccordo con me, ma credo che il supporto in vinile, proprio perché “imperfetto” (se cosi si può dire ma non è vero), è più affascinante rispetto al supporto digitale. La musica infatti, a mio modesto parere, viene diffusa più uniformemente nell?ambiente riempiendolo del tutto, ed è riprodotta in maniera più “artigianale” e meno “automatica”, creando quell?atmosfera particolare in cui viene fuori lo spirito del lavorìo musicale, scevro da ottimizzazioni sempre uguali, magari proprio perchè troppo ottime!!!

L?ascolto dei vinili è come una liturgia, un antico rituale al quale periodicamente mi sottopongo con scrupolosa dedizione.
Dapprima collego lo stereo, in quanto staccato e inutilizzato quando non ci sono io (e questa sinceramente è la parte più fastidiosa), poi mi imbambolo (compiacendomi) davanti ai miei dischi, tutti rigorosamente allineati e raggruppati per artista per agevolare la scelta, quindi, dopo un infinito silenzio e dopo averli passati in rassegna come fa un sergente con le sue reclute, ne scelgo uno, quello più indicato al momento, lo sfilo dalla copertina, lo contemplo e, tenendolo come una reliquia, lo osservo per accertare la presenza di qualche pelucchio sui lati ed eventualmente toglierlo con una passata leggerissima di panno mooolto morbido; poi lo adagio nel piatto, premo start e mi distendo o siedo nel divanetto della mia stanza studio lasciandomi trasportare da quelle note.

Spesso mi concentro soltanto sulla musica, senza cioè leggere o fare altro; altre volte invece, sempre mentre un disco gira, sfoglio qualche vecchia rivista di musica metal (la rimpianta e mai eguagliata H/M) o di cinema (come Ciak con le parodie dei film di Disegni&Caviglia) che conservo ancora per sommo dispiacere di mia madre che vorrebbe buttarle; altre volte ancora la musica fa da sottofondo alla rilettura di uno dei miei tantissimi albi di Dylan Dog (di cui ero accanito lettore) o di Nathan Never, oppure di qualche mitica saga di Paperino come “la Storia e gloria della dinastia dei Paperi” che davvero mi riporta a quando ero bambino e che tanto mi fa ridere (si tratta di bellissimo volume cartonato, anno di pubblicazione 1987 credo, che raccoglie gli episodi di questa saga uscita negli albi tradizionali intorno ai primi anni 70, se non ricordo male).

Adesso però, queste cose, non le posso fare più.
Perché? Beh, la spiegazione è semplicissima: perché adesso con me c?è Pietrino, il mio figlioletto di cinque mesi che mi tiene un bel po? impegnato e che ovviamente ha rivoluzionato le mie abitudini!!!

Sono reduce infatti dalla mia prima vacanza a Palermo insieme a Pietrino e devo dire che è stato davvero un periodo di “dolci privazioni”. Per intenderci: se prima della sua nascita io e mia moglie quando andavamo giù uscivamo ogni sera, stavolta in due settimane siamo usciti soltanto 2. Le restanti sere a casa dei miei o a casa dei miei suoceri dove facevo base.
Ciò non è affatto una lamentela ma una constatazione, un dato di fatto.
La sera, Pietrino, alle nove per fortuna si addormenta e noi, poco ci manca, ci addormentiamo appresso a lui, quindi o me lo carrozziavo (trasportavo) appresso mentre dormiva oppure, come è successo soltanto per quelle due sere, lo lasciavo da mia suocera stando però con l?occhio sempre all?orologio e l? orecchio al cellulare.

Spesso, quindi, come dicevo, sono stato a casa mia dove ovviamente ho anche avuto momenti propizi tali da potermi dedicare alla celebrazione del “vecchio” rituale dell?ascolto dei dischi ma che comunque non ho voluto fare, perché sentivo che non avrebbe avuto lo stesso sapore e che non mi avrebbe soddisfatto come al solito.
Ne sentivo però la nostalgia.
Allora mi è venuta un?idea.

A Palermo si dice “siddu un pozzu accattari, pattìo” ossia, se non posso comprare, patteggio, trovo un compromesso.
Pietrino, a detta dei medici (e credo proprio che abbiano ragione), è un picciriddu molto curioso, sempre attento alle conversazioni tra me e sua madre, attratto dai suoni e dai colori, a suo agio nei luoghi affollati, socievole e sorridente ma anche “rummuliusu” ossia lagnoso, nervosetto, perlopiù perché forse si annoia. In un momento di questi allora, proprio mentre ero a casa mia e lui iniziava a rummuliarisi, l?ho preso in braccio e l?ho portato in giro per la mia stanza facendogli fare un interessantissimo tour dei miei amatissimi tesori: libri, fumetti, Lego, vhs, e infine i dischi, spiegandogli cosa erano e quanto erano cari per il sottoscritto.
Lui non era attento, era attentissimo. Approfittando allora del momento, l?ho mollato un attimo nel passeggino, ho preso Wish you where here dei Pink Floyd (un album che al 99 % ascolto sempre quando sono a casa) e ho dato il via al cerimoniale.
Lui mi guardava col ciuccio in bocca dal basso del suo passeggino con una strana espressione, quasi a voler dire “che stai facendo papà?”. Io non gli parlavo e lui stava in silenzio, attratto dal rumore meccanico del piatto azionato. Ho lasciato allora che l?intro discreto di Shine on you crazy diamond lo destasse. L?abbiamo ascoltata tutta, insieme ed in silenzio. 13 minuti di musica in cui lui è rimasto tranquillo seduto nel suo passeggino ed io nel divanetto. Poi l?ho preso in braccio e l?ho cullato sulle note di Wish you where here.
Il giovanotto ha apprezzato!! L’ho messo tra le mie braccia come a volerlo addormentare e ho cantato il brano con un filo di voce. Sono stati un ballo ed una ninna nanna molto teneri.
Notavo che i suoi occhi erano a pampinedda, ossia in procinto di chiudersi per il sonno; non appena gli ho sussurrato dolcemente “Un giorno, amore, tutto questo sarà tuo!” lui, beato e forse e rincuorato da quella grande notizia, si è addormentato.
Queste sono davvero soddisfazioni!!!In barba alle privazioni. Speriamo continui così.

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Illuminarsi l’anima

17 Aprile 2007 14 commenti


La mia piccola passione per i fari è di fatto una passione recente, cominciata non più di qualche anno fa, quando cioè, da buon isolano, siciliano per la precisione e palermitano per l?esattezza, ho capito che il mare era una componente fondamentale della mia vita.
Complice il fascino letterario che lo contraddistingue, il faro oggi rappresenta un?oasi di pace e di tranquillità lontano dal mondo, dove poter trascorrere momenti di relax cullati dalla risacca marina o ascoltando impetuosi marosi che sono sempre meglio di squilli del telefono, clacson assordanti e caos di persone all?interno di negozi o per le vie del centro.
L?hanno capito bene all?estero, dove, per chi non ama le vacanze estreme, alcune affascinanti sentinelle marine, costruite nell?ottocento e non più in uso, sono state trasformate in veri e propri hotel più o meno di lusso. Leggendo qua e là di queste strutture, ho deciso allora di scrivere questo post e darvi alcune indicazioni per indurvi a valutare la possibilità di scegliere una di queste mete (diversa) per le vostre quasi imminenti ferie estive. Ricordate che siete ancora in tempo per pianificare, scegliere e prenotare il vostro faro da raggiungere quest?estate sapendo che ce n?è per tutti i gusti e per tutte le tasche, dai fari a cinque stelle a quelli decisamente più abbordabili, a meno che non soffriate di vertigini e quindi non potete neanche avvicinarvici.
Come accennato, in Italia non esistono fari adibiti a strutture ricettive, quindi dovete per forza spostarvi all?estero. Per turisti avventurosi, se la vostra idea è quella di trascorrere un periodo in solitudine, la Croazia e la Dalmazia, offrono la possibilità di trascorrere vacanze nei fari a prezzi relativamente bassi, intorno ai 20 euro al giorno a persona. Sono fari in cui generalmente vengono affittati gli appartamenti appartenuti al guardiano e quindi per quanto riguarda il vitto bisogna che provvediate voi, con la raccomandazione che, se vi trovate in fari la cui unica via d?accesso è il mare, vi riforniate al meglio perché non si può mai sapere quali intemperie il mare potrebbe riservarvi. Dettaglio non trascurabile è l?acqua potabile che non è disponibile; l?acqua corrente è quella piovana opportunamente riscaldata. Per maggiori informazioni vi consiglio di dare un?occhiata al sito adriatica.net disponibile in italiano.
Volendo cambiare decisamente zona e stile, Scozia, Olanda e Norvegia offrono vacanze in fari ubicati tra insenature e fiordi dove lo spettacolo è davvero incantevole. In Norvegia uno tra tutti è il faro di Hatholmen, la cui struttura non è la tradizionale torre ma la classica casetta di legno dove la lampada svetta sul tetto. Per maggiori info potete consultare il sito tranoyfyr.no.
In Scozia troviamo il Corsewall Lighthouse Hotel, dove nove lussuose suite vi attendono per le vostre comode vacanze con prezzi a partite da 105 sterline al giorno in mezza pensione. L?arredamento del faro è davvero affascinante con mobili antichi e la classica scala a chiocciola tipica dei vecchi fari. (per info lighthousehotel.co.uk)
Sulle coste della Frisia (Olanda) il faro di Harlingen è uno dei fari adibiti ad hotel tra i più esclusivi d?Europa. L?unica suite è costruita su tre piani rigorosamente affacciata sul mare con prezzi attorno ai 280 euro a notte (vuurtoren-harlingen.nl).
Volendo si può fare anche un salto negli U.S.A. dove sono migliaia i fari adibiti a casa vacanze e li potete scegliere sul sito lighthouse.cc.
Una precisazione è doverosa: essendo alcuni di questi fari in disuso potreste non vederli accesi durante la notte. Nei fari croati e in quelli statunitensi potrete trovare il guardiano (o meglio quello che ne resta visto che appunto sono fari in disuso e anche se funzionano fanno tutto le macchine) che vi da l?assistenza necessaria per sistemarvi.
Ricordate che ogni faro ha una sua storia e in qualsiasi posto voi decideste di andare molto probabilmente vi addentrerete in affascinanti racconti di marinai e guardiani alle prese con misteri legati al mare e al faro stesso.
Poi, se proprio proprio avete intenzione di illuminare la vostra anima ma senza per forza svuotare il vostro portafogli, immergendovi ugualmente nell?atmosfera e nel fascino che i fari evocano, vi consiglio di venirmi a trovare più spesso…chissà, magari con la fantasia riusciamo a rilassarci e a sognare lo stesso.
Un saluto a tutti

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Tormentoni

12 Aprile 2007 8 commenti


“Sono un po’ stanchino” disse Forrest Gump al termine della sua infinita corsa.
Non ho corso quanto Forrest, ma oggi ho ripreso a farlo dopo un po’ di tempo (cosa che faccio più per dovere che per piacere) e devo dire che lo sono anch’io…proprio giusto un po’. Sono fuori allenamento, ovvio, ma mi aspettavo anche di peggio in fatto di resistenza e dolori post corsa. Tutto benino quindi…
Allora, niente di impegnativo stavolta
prendetevi sto tormentone…

Do I attract you?
Do I repulse you with my queasy smile?
Am I too dirty?
Am I too flirty?
Do I like what you like?

I could be wholesome
I could be loathsome
I guess I’m a little bit shy
Why don’t you like me?
Why don’t you like me without making me try?

I try to be like Grace Kelly
But all her looks were too sad
So I try a little Freddie
I’ve gone identity mad!

I could be brown
I could be blue
I could be violet sky
I could be hurtful
I could be purple
I could be anything you like
Gotta be green
Gotta be mean
Gotta be everything more
Why don’t you like me?
Why don’t you like me?
Why don’t you walk out the door!

How can I help it
How can I help it
How can I help what you think?
Hello my baby
Hello my baby
Putting my life on the brink
Why don’t you like me
Why don’t you like me
Why don’t you like yourself?
Should I bend over?
Should I look older just to be put on your shelf?

I try to be like Grace Kelly
But all her looks were too sad
So I try a little Freddie
I’ve gone identity mad!

I could be brown
I could be blue
I could be violet sky
I could be hurtful
I could be purple
I could be anything you like
Gotta be green
Gotta be mean
Gotta be everything more
Why don’t you like me?
Why don’t you like me?
Walk out the door!

Say what you want to satisfy yourself
But you only want what everybody else says you should want

I could be brown
I could be blue
I could be violet sky
I could be hurtful
I could be purple
I could be anything you like
Gotta be green
Gotta be mean
Gotta be everything more
Why don’t you like me?
Why don’t you like me?
Walk out the door!

I could be brown
I could be blue
I could be violet sky
I could be hurtful
I could be purple
I could be anything you like
Gotta be green
Gotta be mean
Gotta be everything more
Why don’t you like me?
Why don’t you like me?
Walk out the door!


Journeyman il guardiano del faro lontano

Pot Pourri

4 Aprile 2007 12 commenti


Mi capita spesso che i miei pensieri sono un po? più avanti delle parole che sto per dire. Parlo, e pronuncio delle cose all?apparenza senza senso ma che per me lo hanno eccome, solo che il mio interlocutore, per lo più mia moglie (per fortuna) rimane un po? perplesso. I miei pensieri corrono. I miei desideri mi seducono e mi proiettano in mondi solo miei. Mi affascina la chimica del pensiero: la sua genesi. Tutti siamo uguali, fragili davanti alla vita o alla morte, eppure i nostri pensieri sono così diversi. Il cammino chimico dei pensieri, la fisicità della mente, per quanto uguale, si perde e segue le tortuose circonvoluzioni cerebrali modificandosi da individuo ad individuo e creando questa accozzaglia meravigliosa quanto cattiva che è l?essere umano, o l?agire umano forse più correttamente. In fin dei conti, che ci piaccia o no, noi siamo chimica e matematica…toh, sicuramente anche un po? di fisica. Ma io non mi intendo molto di queste cose. Mi interessa il cammino dei miei ormoni, della mia adrenalina, del mio testosterone, della mia dopamina, della mia acetilcolina, di tutto ciò che determina i miei pensieri, il mio umore. Forse, è questo che fa la differenza tra un essere umano ed un altro: la concentrazione di ormoni, di neurotrasmettitori, il numero dei neuroni, chissà…
L?uomo si perde nella confusione generale dell?esistenza trainato dagli eventi senza interrogarsi mai della conseguenza delle proprie azioni, anche minime.
A me non interessa come sono le persone o soprattutto come dicono di essere. A me sembra di conoscerle e capirle sin dal primo sguardo. Poi, non appena aprono bocca, capisco se si tratta di stupidi oppure no. I miei pensieri corrono sempre un po? avanti, vanno velocissimi. Conosco le persone perché perlopiù conosco me stesso, la mia natura, come sono e come potrei essere. E come scelgo di essere. Mi studio e studio anche gli altri. Sarà forse per questo che sono innamorato della vita e mi piace scriverne? Non lo so. Francamente, per adesso, sono circondato da persone che non mi interessano affatto e definirli stupidi è un complimento. Sono soprattutto persone con cui lavoro. Di amici qui non ne ho molti e diciamo pure che tra i miei colleghi si salva solo qualcuno che conto sulle dita di una mano. A Palermo invece è diverso: ho amici praticamente dall?età del passeggino. Credo che oggi i reality show sono tali perché davvero non si discostano molto dalla realtà e dalla vita di tutti i giorni. Le persone quotidianamente si nutrono di litigi, di pettegolezzi, di invidie e gli ambienti di lavoro sono i luoghi in cui queste situazioni abbondano. La frase che sento dire più spesso a lavoro è “io le cose le dico in faccia” ostentando un superomismo ed una perfezione che mi fa sorridere. Se io dovessi dire tutto quello che penso in faccia alle persone, probabilmente litigherei col mondo intero. Non credo si tratti di mancanza di coraggio, ma posso mettermi a litigare tutto il tempo? E poi, se molte delle cazzate che si dicono mi toccassero realmente allora il discorso sarebbe diverso. Del resto, credo che molto su di me venga detto proprio alle spalle, quindi non manca certo a me il coraggio di affrontare qualcuno che mi muove un appunto, senza però dirmelo “in faccia”. Preferisco non parlare o meglio, non riesco più a discutere con chi, ad esempio, mi definisce “anarcoide” solo perchè in politica non la penso come molti o come lui in particolar modo. Cosa faccio? Continuo a litigare? Ma, nonostante tutto, il mio lavoro mi piace e mi diverte. Sono le persone che fanno la differenza. Tutto potrebbe migliorare e non ci vorrebbe molto a cambiare registro nella vita e cominciare ad avere un mondo migliore ed una vita migliore.
Non vado spesso in chiesa eppure in Dio ci credo. A me piace andare in Chiesa; ogni tanto, quando sento dentro me che devo andarci. Se solo mettessimo in pratica l?1 % di quello che viene detto in chiesa ogni domenica, il mondo non sarebbe quello di adesso. Ma non obbedendo al prete, obbedendo a Dio ovviamente.
A fine mese battezzo mio figlio. Quando sono andato in parrocchia per concordare alcuni dettagli per la concessione del nulla osta, (perchè lo battezzo a Palermo) ho visto tanti bambini e ragazzi chiassosi che sembravano felici (almeno all?apparenza) di stare all?oratorio; mi è venuto spontaneo chiedermi…ma, esiste ancora l?oratorio? Mi ha colpito, non poco, un ragazzo con la sigaretta in mano. Non so il perché. Il parroco mi ha detto che non dobbiamo scegliere padrini conviventi o sposati soltanto in comune e non in chiesa. Sono rimasto perplesso. Ho la fortuna che i padrini di mio figlio sono sposati in chiesa, ma se così non fosse stato? Che vuol dire? E se avessimo scelto un padrino per parte? Che so, un mio amico ed un?amica di mia moglie, cosa avremmo dovuto fare? Cambiare padrini? La fede è un cosa eccezionale, la chiesa un po? meno.
Mentre ritorno a casa rimango colpito da un’altra situazione. In metropolitana salgono due ragazzi e due ragazze. Sono vestiti come i ragazzetti di oggi: jeans larghi a vita bassa, cinture con fibbie molto grandi, giubbotti molto piccoli. Le ragazze ridono alle battute dei ragazzi. Io ascolto il mio mp3 e non sento quello che dicono, ma seguo i loro sguardi. Mi soffermo soprattutto sulle ragazze che si scambiano occhiate complici, una tra tutte dice ci stanno provando! Che facciamo? I ragazzi, età apparente intorno ai 16 ? 17 anni, credo non faticheranno molto a conquistarle. Mi chiedo: ma i ragazzi oggi, a che età lo fanno? Io alla loro età per avere un bacio sudavo non cento ma duecento camicie. Mi ritorna in mente una mia ex. Mi viene in mente perché una delle due ragazzine le somiglia vagamente. Avevo la stessa età di questi ragazzi quando stavo insieme a lei. Allora come allora mi sentivo innamorato. In fondo, a modo mio, l?amo ancora, o forse sarebbe più corretto dire che le voglio molto bene. Ma mi ha fatto male. Non perché è finita, figuriamoci; mi ha fatto male perché, come molti da noi, lei e la sua famiglia, si è rivelata insulsa e superba. E Palermo è la patria dei superbi. La ragazzina si gira di spalle e dal jeans a vita bassa sporgono le mutandine. Non che fosse una novità, ma ad un tratto mi viene in mente che anch?io ho un figlio e che un domani crescerà e si potrebbe trovare anche lui con una sigaretta in mano e/o con una ragazza davanti e la speranza di conquistarla. Ovvio che preferisco la seconda ipotesi e mi viene in mente che se fossi il parroco anziché dire ai ragazzi di non andare a convivere direi di salvaguardare la salute e non fumare.
Poi mi accorgo di due ragazze sedute quasi di fronte a me. Una ha la testa sulla spalla dell?altra. Si guardano con amore. Una scende prima dell?altra e la saluta con due baci in guancia guardandola intensamente negli occhi. Potrei scommettere che sono lesbiche…non me ne intendo, però mi sembra che lo siano. A me comunque fanno sangue.
Credo che i ragazzi oggi non pensano al sesso nei termini in cui ci pensavo (e ci penso ) io. Non hanno desideri e pulsioni tipiche della loro età. Il massimo dell?eccitazione ce l?hanno soltanto davanti alla play station o ascoltando la suoneria di un cellulare! Ancora oggi i miei ormoni sono paragonabili a quelli loro…anzi non credo proprio che i ragazzi di oggi abbiano gli stessi ormoni che io avevo alla loro età. Mizzica… quando vedevo un paio di mutandine non dormivo per tre giorni!!! Oggi invece, avendo tutto e subito, un paio di mutande non fanno più né caldo né freddo. Le mie pene d?amore, le trepidanti attese per un’uscita al sabato pomeriggio con una lei, sono state per me significative ed educative. Sono state la mia educazione sentimentale, che mi ha giustamente forgiato. Oggi i giovani non provano nessuna pena…e mi fanno pena.
Mi perdo nella mia musica e vado avanti coi miei pensieri. Avverto proprio il gap generazionale. Poi sembra tutto fatto apposta: un pezzo dei Roxette che mi ricorda il periodo dell’adolescenza.
Eh si, la verità è che sono fatto grande, ma i miei ormoni…un brivido mi percorre la schiena e la canzone mi fa emozionare come un ragazzino. Adrenalina, noradrelina, vasopressina, testosterone…c?è molto nella mia chimica. Pulsioni. Emozioni. Nostalgia. Pensieri.
Nonostante la lontananza, ho una bellissima vita ed ho avuto una bella vita. Da poco ho compiuto 33 anni ma in realtà dentro di me mi sono fermato a 20!!! Ammetto che mi piacerebbe avere qualche soldo in più, perché no, ma non mi lamento, perché so che c?è chi sta peggio di me.
Ma in verità, quello che più di tutto fa la differenza è che…sono padre!!! Ho un figlio!! Me lo ripeto perché è cosi tremendamente naturale quest?evento che ancora, a volte, mi sembra di non aver realizzato. Mio figlio “c?era anche quando non c?era” come ebbi modo di scrivere, era così tanto nei miei pensieri che non ha minimante sconvolto i miei bioritmi…a parte un po? di sonno arretrato e qualche problema a capire perché piange; ma questo c’era d’aspettarselo.
E poi è bellissimo, è così tenero.
Guido dal capolinea del metrò fino a casa e penso che tra un po? lo rivedo. Entrando a casa lo guardo senza parlare e lui non appena si accorge di me ride. Che meraviglia…
Penso anche che devo scrivere un nuovo post. I miei pensieri vanno a ritroso e realizzo quest?accozzaglia…sottofondo musicale a base di artisti vari: Incubus, Chris Cornell…(suona proprio bene sto nome, sembra quasi un personaggio di un fumetto come Dylan Dog, Peter Parker… vabbè stavo dicendo del sottofondo musicale) e per finire una serie di brani anni 80 con Roxette dulcis in fundo (per rimanere in tema)…
insomma un bel pot pourri, musicale e cerebrale…
Che la Forza sia con voi?

Journeyman, il guardiano del faro lontano.

Nascondi il tuo cuore – ultima parte: l’altro

18 Marzo 2007 11 commenti


Da quando Sara è entrata nella mia vita, non sono più lo stesso. Mi è piaciuta sin dall?inizio, da quando si è presentata nel nostro ufficio per lasciare il suo curriculum. Per fortuna il grande capo l?ha assunta e non solo si è rivelata un?ottima collaboratrice ma anche una persona per bene, educata e diversa dalle altre. A lei non interessa far carriera in un letto. E? brava e diligente, ma anche malinconica e sfuggente, persa nella sua vita. E questo la rende molto affascinate.
Oggi, come tutte le mattina in macchina, ascoltando l?oroscopo che danno alla radio, ho scoperto che la luna è entrata nel mio segno e questo dovrebbe essere di buon auspicio. A me piace la luna. La luna lassù, alta e malinconica, mi evoca te. Irraggiungibile. Tutto in questo momento mi evoca te. Mi sento un po? stupido, ma forse gli innamorati un poco lo sono. Ma sono anche contento; contento di rivederti ogni mattina, tanto che ho fatto una cosa che raramente faccio: mi sono messo a cantare, come un ragazzino “C?è? un principio d?ironia a tenere coccolati, i pensieri più segreti, e trovarli già svelati, e a parlare ero io, ero io che li ho svelati?quante cose che non sai di me, quante cose che non puoi sapere, quante cose da portare nel viaggio insiemeeeee…”
Mi piace molto questa nuova canzone di Elisa. E? anche la colonna sonora del film che abbiamo visto ieri. Tu non sei potuta venire, o forse non sei voluta venire. La serata è stata bella, ma lo sarebbe stato di più se ci fossi stata tu. Ma fa niente. Sembravi sincera quando mi hai detto che non potevi per un precedente impegno.
Già?mi coccolo pensandoti e mi piace. Come mi piace dondolarmi tra il mio dire ed il mio fare. Vorrei svelarti tante cose e vorrei sapere tante cose. Cosa ti turba? Cosa ha spento i tuoi occhi? Dov?è il tuo cuore?
Il vento stamattina ti ha scombinato i capelli. I tuoi capelli, lunghi e sottili, che mi piace sfiorare quando ti sono vicino.
Entrando dici il tuo solito ciao a tutti sorridendo, e ti pettini con le mani. Hai freddo, e il biancore del tuo viso fa spiccare il trucco e soprattutto il rossetto sulle tue labbra.
Ci prendiamo il caffé alla macchinetta dell?ufficio. Fa schifo, lo sappiamo tutti, ma facciamo di necessità virtù. Mi chiedi come è andata ieri e sembri davvero dispiaciuta di non essere venuta. Io lo sono stato tantissimo e tu lo capisci perché me lo leggi negli occhi.
Si vede così tanto? Tu invece non lasci trapelare nulla. Non ti sbilanci neanche con le tue colleghe perché sai che qualsiasi cosa si verrebbe a sapere; alla faccia della confidenza e della discrezione, quando c?è da pettegolare, si lasciano andare anche davanti a me. E devo ammettere che la cosa mi diverte. Talvolta mi irrita parlare male di qualcuno, ma per fortuna quel parlar male non viene mai da te anzi, a volte sei proprio tu il soggetto della discussione perché con quella tua aria distaccata sembra quasi che ti dai delle arie. Nella mente bacata di molti l?essere introversi è considerato una pecca. Bisogna essere confusionari, indiscreti, appariscenti, sempre con la battuta pronta, sempre provocanti, sempre sessualmente intriganti ed efficienti. Poi qui da noi, nella nostra terra, quasi si offendono se non dai tanta confidenza alle persone. Come se fossi una nordica, fredda e lontana. Ma tu così invece dimostri di conoscere la differenza tra l?educazione e l?indiscrezione e sei padrona della tua vita. Questo fa la differenza. Non sei tormentata da problemi del tipo ?sabato al Crazy Nights c?è una festa e non trovo i biglietti d?invito?? o altre simili stupidaggini.
Entri nel mio ufficio un paio di volte e non posso fare a meno di ammirarti. Forse non sarai così tanto particolare, ma il tuo viso color latte, i tuoi lineamenti delicati, le labbra piccole ma carnose, e quei capelli neri, ti fanno sembrare un bambolina di porcellana.
E? l?ora della pausa lunga e il caffé stavolta lo prendiamo fuori. Ah, già, tu il caffé non lo prendi, tu prendi il tè.
Soffia un gran vento fuori, di quelli che scombina i capelli e anche i pensieri.
Entriamo in questo nuovo bar vicino all?ufficio e inizia il solito battibecco su chi vuole offrire. Dici che tocca a te, ma al mio primo attacco per farti desistere ti arrendi. Subito, quasi annientata. Non è tuo solito far così. Capisco che c?è qualcosa che non va o forse, c?è qualcuno che non va: ma chi?
Difficile a dirsi. Bevi il tuo tè in un insolito silenzio. Io, il mio caffé lo sorseggio senza piacere.
Chi ti ha spento in questo modo? Ad un tratto sembri più debole. Ti imponi di controllare le tue emozioni, si vede. Almeno, io me ne accorgo, mentre alle altre sembra tutt?altro e ti chiedono se stai bene.
Confabuli con Sabrina mentre fumi la tua sigaretta. Valeria inizia a far commenti su due tipi seduti in un tavolino lì al bar.
A quelle parole, un impercettibile lampo di disperazione attraversa i tuoi occhi.
Ecco! Ecco chi ti ha turbato. Uno di quei due ragazzi. Adesso capisco.
Il perduto amore ti ha sconvolto la vita. Il perduto amore ti fa nascondere il cuore.
Ed io? Io che ti amo? Cosa devo fare? Lo nascondo anch?io il mio cuore Sara, ma lo nascondo per timidezza, per saggezza, non per dolore.
Vorrei poterti dire: mostralo questo tuo cuore! Mostralo in tutta la sua bellezza e la sua forza. A volte gli innamorati vedono oltre. Non tanto un?ideale, quanto un potenziale. Il potenziale della tua bellezza e della tua forza perduta.
Forse me ne dovrei fregare, chissà, ma mi dispiace vederti e saperti così.
Altro che luna porta fortuna, adesso sembra tutto più difficile.
Uno dei più grandi errori che facciamo e farci soggiogare dagli eventi e nascondere il nostro cuore per molto, molto tempo?
Impariamo a mostrarlo questo nostro cuore. Con forza. Può essere il faro da seguire per una vita piena d?amore.
Lo dico a me. Vorrei dirlo a te.

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Riferimenti: prima parte

Nascondi il tuo cuore – parte seconda:lui

28 Febbraio 2007 12 commenti


Quel giorno il vento sembrava un cane impazzito alla ricerca di un appiglio, di qualcuno da mordere. Feroce.
Percossi da quelle folate ineluttabili, gli esili alberi del lungo viale della nuova cittadella universitaria si assoggettavano a quella forza d?urto, piegandosi all?unisono come una folla di sudditi che si inchinava innanzi al proprio re. Le cartacce che giacevano per terra venivano trascinate lungo il manto stradale per molti metri; si raggruppavano e si rincorrevano, si fermavano per qualche istante, quasi a volersi riposare, e poi riprendevano la loro pazza gimkana sospinte da un’altra ondata d?aria improvvisa.
Sembra quasi giochino a muffa 21, pensò Paolo mentre si avviava all?appuntamento con Daniele.
Sorrideva, era sereno. Il forte vento non lo destava minimamente e quella scena lo aveva proiettato a quando, da bambino, giocava con i suoi amici ad inseguirsi.
Paolo e Daniele si incontravano per la prima volta al nuovo bar della piazzetta delle Scienze dove faceva capolinea il viale.
Paolo aveva conosciuto Daniele tramite il web, o meglio grazie al blog che aveva su Tiscali. Anche Daniele aveva un blog e, come succede nel mondo dei bloggers, avevano cominciato a frequentarsi in rete con lo scambio reciproco di commenti e poi, per perfezionare la conoscenza, intraprendendo una corrispondenza in privato con lo scambio di mail.
Entrambi erano di Palermo ma Paolo da qualche anno viveva fuori.
Il bar dell?appuntamento era stato vantato da Daniele per la squisitezza della rosticceria che offriva, degna dell?antica tradizione palermitana e quindi dei migliori e rinomati bar della città.
Paolo non lo conosceva, ma aveva la curiosità di conoscere sia il bar che Daniele.
Era contento di essere lì per qualche giorno e di aver ripreso contatto col mondo. Ed in particolare con il suo mondo: Palermo. Vivere fuori per lui infatti, non era alquanto facile perché spesso era costretto a rimanere giorni e giorni da solo alle prese con la cura e la manutenzione del vecchio faro di Punta Grezza nell?isola di Sanlenusa. Non esisteva più la professione del farista, ma lui, diplomato all?istituto tecnico Nautico di Palermo, dopo mille lavoretti e anni di parcheggio all?università era riuscito a trovare questo lavoro di manutentore che, pur portandolo distante da casa, sembrava piacergli.
Arrivò in anticipo, come suo solito, e prese posto in un tavolino situato in fondo alla piccola sala che si apriva sulla sinistra dell?ingresso. Al prego? del barman, rispose che stava aspettando una persona e che, non appena sarebbe arrivata, avrebbe ordinato qualcosa.
Il bar sembrava essere di suo gradimento, complice un delizioso profumo di cornetti alla crema che aveva percepito non appena entrato. Il banco della rosticceria poi, era ottimamente rifornito di ogni leccornia tipica e questo sicuramente era buon segno. Restava solo il compiere una degustazione non appena sarebbe arrivato Daniele e ogni curiosità, nonchè il languore sopraggiunto, sarebbe stata placata. .
Essendo in anticipo, pensò bene di impiegare quel tempo di attesa nel continuare a leggere il libro comperato il giorno prima e quasi finito: Il Custode del Faro, di Janette Winterson, un libro rivelatosi illuminante, carpito tra le letture preferite di una sua amica blogger, Pew, anch?ella appassionata di fari. Un libro sulla complessità della natura umana e sulla natura dell?amore: esaltante e fatale.
Daniele arrivò puntuale. Dopo i dovuti convenevoli ordinarono da mangiare e da bere e cominciarono a discutere per lo più dei loro blog e della piccola community che si era creata attorno ad essi.
Inevitabilmente, il discordo andò a finire sulle donne che avevano conosciuto virtualmente. Oltre a stimare tutte come simpatiche, divertenti, nonché brave scrittrici (lo erano anche gli uomini, per carità), si trovarono concordi ad eleggere Margotta, nickname di Serena, e il suo blog Hysteria (entrambi del tutto inventati) come la migliore tra tutte, nonché la credevano una tipa abbastanza intrigante e sicuramente bona.
Il locale frattanto andava riempiendosi di clienti in pausa caffé che arrivavano dai molti uffici della zona e dagli Istituti Universitari della cittadella.
Le donne era un ottimo argomento di conversazione. La letteratura siciliana aveva descritto in maniera ineccepibile come il discuter della donna tra i siciliani fosse cosa amata e fonte di diletto. E proprio per diletto, sia Paolo che Daniele, si dedicavano allo scrutare con attenzione ogni bellezza femminile che accedeva al locale.
Fu Daniele ad essere destato per primo dall?ingresso di una comitiva di donne, tutte abbastanza avvenenti, richiamando subito l?attenzione di Paolo su di esse. Non appena giratosi a destra per guardarle, subito si rigirò verso Daniele appena in tempo da non incrociare gli occhi di lei, di Sara, la sua ex, che era in mezzo al quel gruppo. Il gesto fu fulmineo, preciso.
Paolo cercò di restare calmo, ma il suo cuore venne colto da un piccolo dolore, centrato da un colpo di fioretto che segnava il punto della sconfitta per uno schermidore.
Sara, Sara…che ci fai qui?
Non era un incubo, era tutto vero. Sentì la sua voce fendere l?aria e, come un colpo di sciabola, quella voce fendette anche il suo cuore.
Venne colto da un attimo di stordimento. E di questo Daniele sembrò accorgersene.
Ma la reazione di Paolo fu immediata, pronta come quella di un attore che dimentica la battuta ed inizia ad improvvisare riuscendoci. Dapprima con un sorriso, e poi con una frase a metà tra l?ovvio e la sorpresa: annuì circa la bellezza delle donne e espresse un commento positivo sul luogo, ben frequentato, soprattutto per quanto riguardava le femmine, il che comunque era plausibile considerando che c?erano molte studentesse universitarie, ma anche ben curato dal punto di vista estetico e della bontà dei prodotti, sottolineando il fatto che era davvero destato dal fatto che in periferia potesse esserci un localino così delizioso.
Riuscì così a cambiare argomento.
Il vento sbatteva contro il vetro finestra del locale e pareva volesse raggiungerlo, afferrarlo. Lo sentiva alla calcagna, come un cane idrofobo che gli correva contro. Lo percepì stranamente con tutta la sua cattiveria.
In quell?istante gli venne in mente una canzone dei Green Day “My shadows the only one that walks beside me My shallow hearts the only thing that?s beating, sometimes I wish someone out there will find me, till then I?ll walk alone.”
Fai il disinvolto, sorridi e continua a conversare, si ripeteva nella testa cercando di non voltare lo sguardo verso il bancone del bar. Fai finta di niente, sereno e felice, si diceva. Ma dentro moriva dalla vergogna. Sarebbe meglio ti nascondessi, vero Paolo. E sarebbe meglio se nascondessi il tuo cuore: sporco, avvelenato dalle bugie che le dicevi. A questo punto, dopo tutto questo tempo, che importanza ha il perché? Già, perché? La pensi, vero? La desideri. Vorresti la sua carne quando ti senti solo ed in preda al desiderio. Ti piaceva a letto? Ti faceva prendere fuoco. Ancora ti brucia dentro. Ma cosa ti brucia? Tu lo sai che le hai bruciato il cuore.
Nascondi bene il tuo Paolo, perché potrebbe andare a fuoco anch’esso. Adesso è solo e freddo, lontano. E forse è meglio così.
?Cosa farai ora??
?Non ho la minima idea?
?Io ti amo? disse. Le tre parole più difficili del mondo. Passandogli accanto lo sfiorò e poi lentamente si avviò giù per le scale. Lui rimase in ascolto finché non udì la porta richiudersi molto lontano, là dove finiva la sua vita.
Poi scoppiò a piangere.

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Riferimenti: Parte Prima

Nascondi il tuo cuore – parte prima: lei

19 Febbraio 2007 7 commenti


Sapevo che non sarebbe stata una giornata piacevole questa. Non so il perché, ma a volte ho come delle premonizioni o forse sono solo suggestioni. Sono attimi, momenti impercettibili in cui il silenzio della mattina sembra parlarmi e dirmi “preparati, oggi avverrà qualcosa che ti colpirà”. E l?averti rivisto mi ha sicuramente colpita. E affondata anche. Nonché soffocata, sprofondata.

I miei colleghi se ne sono accorti. Da disinvolta sono diventata inaspettatamente silenziosa e la cosa li ha colpiti.
Soprattutto se n?è accorto Enrico. Lui mi corteggia, mi osserva, con ogni probabilità è innamorato di me; ma come recita il tuo amato Gattopardo “dopo essere stata innamorata di te sposare lui sarebbe stato come bere dell?acqua dopo aver gustato questo Marsala che mi sta(va) davanti”.
Ricordi, sei stato proprio tu a dirmi di leggerlo. Mi hai obbligato a comprarlo, perché tu, i tuoi libri non li presti, cosi come anche i tuoi dischi. Era già tanto che mi facevi leggere i tuoi fumetti. Chissà se compri ancora Cybersix, quello strano fumetto argentino che a me non piaceva affatto.
Enrico è carino, pieno di premure, intelligente e sensibile, mica stronzo come te!!
Ma che ci vuoi fare, nessuno è perfetto: a me piace farmi male con dedizione e costanza, e il ricordo di te, ancora vivo dopo questi anni, si fa sentire sempre con tutto il suo carico di disperazione e dolore, stroncandomi per giorni. Quindi non riesco ad innamorarmi di lui, come non riesco ad innamorarmi di nessun altro.
Lui è il mio capo. Le mie colleghe mi farebbero a pezzi pur di togliermi di mezzo ed averlo tutto per loro. Ma del resto sono già a pezzi e non rappresento minimamente un pericolo. Si capisce che non sono recettiva alle sue intenzioni. Vorrebbero essere tutte al mio posto e ricevere le sue attenzioni, ma io vorrei proprio fossero al mio posto per far provare a qualcun altro il mio dolore.
Prima mi chiedevo perché ai cicloni danno un nome. Dopo che sei passato tu dalla mia vita mi sono data una risposta.

Adesso sei lì, davanti a me che forse fai finta di non vedermi. Sorseggi il tuo caffé con un tuo amico che non conosco, e sorridi come sempre fai. Mi sei apparso come un fantasma e qualsiasi cosa fosse quell?avvertimento mattutino non avrei mai creduto potesse riguardare noi. Io bevo il mio solito earl grey, ma tutto ad un tratto non riesco più ad ingerirlo.
Si lo so, prima o poi doveva accadere, e Palermo non è una metropoli, ma scusa, non vivi fuori, non vivi lontano, in quel tuo faro che forse potrebbe far luce sulla tua vita e cercare di liberare le tue tenebre?

Ascoltavo i tuoi sogni e ti ho dato i miei. Non ero quella ragazza che cercava il principe azzurro a tutti i costi, ma stando insieme a te ho creduto potesse esistere e che le favole potessero realizzarsi.

Non capisco se eviti di proposito di girarti verso di me o proprio non ti viene. Io ti conosco. Le tue bugie sono perfette e la tua recitazione è degna di Stanislavskij, perché in fin dei conti, con me cosa hai fatto se non recitare la parte di un innamorato senza realmente esserlo.
E? una giornata ventosa questa. Nella tua amata Palermo il vento soffia sempre violento. Oggi è talmente intenso che penetra nelle fessure della mia anima, da quelle crepe create dalla sofferenza di averti perso e crea caos tra i miei ricordi. Perché? Perché il vento che ti ha portato lontano non porta con se anche il tuo ricordo? Perché? Perché le tue bugie non vengono cancellate?
Cammino silenziosa ritornando in ufficio. Ho ripreso a fumare. La sigaretta sembra la mia unica ancora di salvezza. Annebbia tutto; è la mia fedele compagna che placa la tachicardia.

Non parlo. Sabrina mi chiede cosa ho. Non ho il coraggio di dirle “sarebbero anche fatti miei”, ma è sincera nel voler sapere come sto, e allora le invento che mi devono venire, e che sono un po? così. Lei sembra comprendere e non insiste. Enrico invece non mi parla. Lui, nel suo delirio di innamoramento, capisce che c?è qualcosa che mi turba.

Mi rimbocco il bavero del cappotto con gesto automatico. Il vento è forte e manca solo che piove. Camminiamo in gruppo e le mie colleghe fanno commenti sui due tizi seduti al tavolino a sinistra. Quello moro era proprio un bel “pezzo di tronco”. Già… “lo dite a me, mi verrebbe da dire”. Non c?è nessuno con cui ho tanta confidenza a cui potrei dire “sai, sto così perché al bar c?era il mio ex, ed era quello sui cui avevano posato gli occhi Carla e Valeria…”.
Magari chiamo Giorgia dall?ufficio e parlo un po? con lei. So già quello che mi dirà: “Eh, e qual è il problema? Abbiamo appurato che è uno stronzo, no? Quindi non ti lasciare abbattere Sara. Almeno non adesso; cerca di pensarci il meno possibile e poi ci vediamo stasera e ci facciamo una pizza, che ne dici?”
Giorgia ha sempre le parole giuste ed è opportuna. Non mi dice “non pensarci” ma capisce il mio sforzo e mi dice di pensarci il meno possibile. Si, stasera mi farà bene la sua compagnia. Tra ex mollate ci si capisce perfettamente e l?unione fa la forza.
E? uno sforzo immenso. I miei pensieri sembrano legati dal suo nome e dall?immagine di lui in quel bar che sorseggia il suo caffé. Vorrei urlare. Imprecare. Vorrei trovare me stessa, quella di una volta, disinvolta e coriacea.
Una canzone si diffonde per l?ufficio “…but nobody?s home that where she lies, broken inside, with no place to go, no place to go, to dry her eyes broken inside…Her feeling she hides, her dreams she can?t find… she?s lost inside, lost inside?”… già, non trovo i miei sogni, mi sono persa dentro di me e non riesco più a trovarmi. Non trovo più nulla, neanche il mio cuore. E? nascosto, impaurito.
Ti odio. Ti amo ancora. Mi odio.

Journeyman, il guardiano del faro lontano

Buon Compleanno Paul

20 Gennaio 2007 28 commenti


Correva l?anno 1980 quando mio fratello, più grande di me di quasi cinque anni, portò a casa un disco di quattro tizi mascherati che suonavano un rock piuttosto commerciale e brioso.
Avevo sei anni all?epoca, e l?aspetto di quei quattro musicisti, che forse avrebbe dovuto spaventarmi, mi fece subito simpatia. Anche la loro musica mi risultò gradita e tutt?altro che ostica. Il piccolo urlo e il riff di chitarra che aprivano l?album furono sin da subito una folgorazione e, canzone dopo canzone, fui letteralmente conquistato da quella musica e da quei quattro personaggi.
Posso sinceramente e sicuramente affermare che da quel momento la mia vita cambiò. I Kiss divennero il mio mito. E la mia passione per Paul Stanley, Gene Simmons, Ace Frehley e Peter Criss con i loro costumi, il loro viso truccato e la loro identità segreta divenne smisurata e quasi maniacale. A carnevale mi truccavo da Gene Simmons, per il compleanno volevo il nuovo disco dei Kiss etc. Piano piano, raccogliendo monetine nel salvadanaio, comprai tutti i loro dischi e persino dagli Usa chiedevo a mia zia di mandarmi chicche per impreziosire la mia collezione.
La band negli anni subì avvicendamenti e quindi io mi affezionai ovviamente al nocciolo storico della formazione composto da Gene e Paul. Gene, l?anima rock del gruppo, il duro, il demone, con quella sua lingua lunghissima che tirava fuori in modo impertinente e provocante; Paul, l?anima pop del gruppo, il sentimentale, il figlio delle stelle, con quella sua chioma scura e quel petto villoso che sinceramente invidiavo. Fisicamente per me Paul era un mito, il prototipo del maschio macho e sexy. Io ovviamente ero (e sono) tutto l?opposto.
Durante i primi anni ottanta il rock subì delle grosse trasformazioni: sul finire dei ?70 un certo tipo di rock sembrava morire per via di una sempre più diffusa vena creativa che rasentava il pop e la disco music, quindi più fruibile e commerciale; di contro prendeva sempre più campo il metal, l?heavy metal, con ritmi molto sostenuti, chitarre particolarmente graffianti, poco uso di tastiere, che rappresentava un?evoluzione del rock psichedelico dei 60/70 interpretato dai Deep Purple e dei Led Zeppelin.
I Kiss, agli esordi, concentrando le loro attenzioni sulla provocazione del loro aspetto (elemento mai perso di vista neppure quando decisero di togliersi il trucco rischiando di essere baggiani) partirono da un rock semplice ma efficacissimo, che traeva spunto dal glam inglese, ossia appariscente, e dal rock classico alla Rolling Stones per intenderci, soltanto un po? più duro, rappresentando una vera e propria band innovativa. Poi, pian piano, subirono le influenze dei tempi che avanzavano, talvolta perdendo la retta via del rock a favore di sonorità più commerciali, talvolta cercando di essere quello che non erano con brani a tutti costi heavy metal per adeguarsi alle tendenze che prendevano sempre più campo. Nonostante tutto però, complessivamente risultavano gradevoli ed efficaci anche se la critica continuava (e continua) a snobbarli e i fans dell?ultima ora se ne andavano per come erano venuti: da fenomeno musicale planetario (fine anni 70 primi 80) divennero ne più ne meno di una storica band hard rock di successo. Il fenomeno Kiss si estinse soprattutto in Europa mentre nelle Americhe, in Giappone e in Australia rimase sempre più o meno vivo.
Quello loro non è mai stato un rock “impegnato”, sociopoliticamente coinvolgente; è un rock provocatorio e antiperbenista in maniera smaccata, che inneggia al divertimento e al sesso, ma anche all?amore tormentato, alla cura delle proprie passioni con un occhiolino alla misoginia.
Quella loro era (ed è) una filosofia spicciola e semplice: divertiti col rock.
Comunque sia per 30 anni i Kiss hanno calcato le scene internazionali del rock rimanendo tutt?altro che un fenomeno del momento e Paul e Gene hanno trovato negli anni le giuste alchimie e la giusta intesa per risalire la china nei momenti difficili, sopravvivendo indenni, pur lasciandosi tentare, a mode e ad aspre critiche.
Paul Stanley, 55 anni oggi, a ottobre ha pubblicato il suo secondo album solista. La sua voce, graffiante e potente, conquista sempre, pur essendo l?album fondamentalmente pop/rock. L?energia che riesce a trasmettere è in puro stile Kiss e contiene alcune chicche che a me piacerebbe suonare su un palco sculettando come lui è solito fare. Paul infatti per me è un front man ineguagliabile. Non avete idea di quante volte mi sono immaginato davanti ad una folla che suonavo e cantavo come lui. Tempo addietro, ad una Kisskonvention tutta italiana in quel di Milano, ad una sfida al Kisskaraoke ho surclassato tutti con l?interpretazione di un pezzo che nessuno osava fare suscitando una standing ovation tutta per me…92 minuti di applausi!!! Il mio momento di gloria!! Sono stato persino sul sito della Kiss Army definito Kissheroes!!!
Nel lontano 1996, tra i banchi di una dimenticata università, mi si siede accanto una bellissima mora dal look un po? dark. Ci mettiamo a parlare e scopriamo che entrambi adoriamo questo gruppo. Sette anni dopo ci sposavamo e facevamo l?amore con in sottofondo le nostre canzoni preferite.
E? proprio vero che senza i Kiss la mia vita sarebbe stata diversa.
Allora, buon compleanno Paul, e grazie per le emozioni che mi hai dato e mi continui a dare. Del tuo ultimo album mi piace molto questa canzone…quanto mi piacerebbe cantarla!!! Un giorno ci riuscirò…C?è tutto lo stile scanzonato e provocatorio dei Kiss e tutta la forza di un grandioso musicista rock…bellissima…

It?s not me
(Paul Stanley, Holly Knight, Charlie Midnight)

You tell me what you want
And you try tell me what I need
But you smile can never sell me
What I don?t believe
Now the gun is in your hand
And all the words are on your tongue

They gave you everything when you were young
You threw it all away when you wee done
You pray you found that chosen someone

Chorus
It?s not me, I don?t wanna be
I?m not the cure I?m not your savior
Now there?s danger every second that you breathe
It?s not me, I don?t wanna be
And now the truth cuts like a razor
You?re gonna gave to save yourself
You better look for someone else

You turn the world your way
And you lose the truth within your lies
But the feeling that you crave
Money never buys
All the warning come too late
And your body starts to scream
And if you think you see me in your dreams

Repeat chorus

When you run in a world full of trouble
Trouble always runs to you anyway
Now the damage is done
And you want me to stay
But it?s not me

They gave you everything when you were young
You threw it all away when you wee done
You pray you found that chosen someone

Repeat Chorus

Journeyman, il guardiano del faro lontano

il senso di una vita

19 Dicembre 2006 12 commenti


Non sono più quello di prima. Adesso infatti nella mia vita ci sei tu e guardo il mondo attraverso nuovi occhi, quelli di un genitore che muove i suoi primi passi in questo mondo che adesso è diverso e non totalmente nuovo come lo è per te.
A me, come anche alla mamma, spetta un ruolo particolarmente delicato: essere anche i tuoi occhi e farti conoscere questa vita, questa realtà; ma spetta anche insegnarti a sognare e credere nei sogni, dandoti la fiducia necessaria, dapprima in te stesso e anche in noi ovviamente, affinché tu possa realizzarli.
E? molto difficile trovare le parole giuste per dire come mi sento, cosa provo, perché in questi giorni mi è mancata la concentrazione necessaria per mettere ordine ai miei pensieri e mettere ordine alle continue emozioni provate. Del resto, io e la mamma, siamo parecchio stanchi. Stiamo imparando a conoscerti. La notte ci svegli e a volte non capiamo quali sono i tuoi bisogni. Che ci vuoi fare, non si nasce insegnati benché diventare genitori è l?unica cosa per cui siamo programmati.
Ma cercherò di far ordine tra le mie sensazioni e i miei pensieri per dirti delle cose che ritengo interessanti e magari dirle anche a me, che necessito di una coordinata in questo mio nuovo modo di essere.

Era aprile quando abbiamo saputo che tu saresti venuto al mondo ed io e la mamma, che ti abbiamo voluto con noi, eravamo (e siamo) felicissimi di questo tuo arrivo.
Sin dal primo momento in cui ho saputo che sarei diventato padre ho sentito questa tua vita come mia, come se sin da subito fossi entrato nei miei ritmi. Ho sentito cioè non tanto venir fuori un senso di responsabilità nei tuoi confronti, quanto un senso di rispetto per te, per un essere che cresceva in grembo alla donna che amo, la tua mamma. Il rispetto per una vita. Il rispetto per la vita.

E a maggior ragione adesso, dalle 7.35 di questo cinque dicembre, momento in cui sei venuto al mondo, quel pensiero continua a farsi strada in me confidando su di esso per crescerti al meglio, anche se sono consapevole che la cosa non sarà una passeggiata.
Sai, nessuno può dirsi pronto per fare il genitore perché non si tratta solo di responsabilità diventarlo ed esserlo ma è anche e soprattutto capacità di relazionarsi e farti relazionare con il mondo in cui viviamo che, proprio per le sue dannose contraddizioni è diventato un mondo difficile e che, nonostante tutto, è pur sempre un mondo meraviglioso. Un mondo contorto e meraviglioso realizzato da noi, essere umani che proprio perché tali, umani e quindi imperfetti, siamo esseri davvero affascinanti e unici.

Sai, io mi pongo sempre un sacco di domande. Mi piace molto tentare di capire, per quanto misteriose, le complesse alchimie delle sensazioni dell?animo umano, studiare i raffinati ingranaggi che caratterizzano il nostro vivere, e la tua venuta al mondo è stata per me fonte di interessanti interrogativi. Alcuni, la maggior parte, di carattere pratico e anche un po? scanzonato come mio solito come ad esempio se, essendo nato a Milano, ti sentirai più milanese che palermitano come mamma e papà.
Ma in verità, aldilà di tutto, mi sono posto un solo semplicissimo quesito:
Qual è il compito di un genitore?
La risposta è?con precisione proprio non lo so! Posso fare delle congetture seguendo la scia di quel pensiero, ossia il rispetto per la vita che ti dicevo poc?anzi e allora mi vengono in mente un bel po? di cose credo interessanti e spero che lo siano anche per te.
Diventare genitori significa per me riuscire a farti innamorare della vita e fartela rispettare come lo faccio io. Non credo che questo sia difficile o sia qualcosa di impossibile, perché per riuscirci è necessario concentrarsi su chi siamo e su ciò che davvero è importante, ossia la vita stessa, l?amore che essa genera e merita. E? questo il punto da cui siamo partiti io e la tua mamma per farti venire al mondo: il nostro amore, quello che ci lega l?uno all?altro, e anche quello che abbiamo per la vita. Ma le cose si complicano quando per educarti dobbiamo relazionarci e confrontarci con chi non ha questa visione del mondo (o ce l?ha ma l?ha dimenticata) e quindi diventiamo impreparati di fronte a costoro e al loro strano modo di interpretare la realtà. Si potrebbe obiettare che non per forza noi possiamo aver ragione ma dare la vita ed essere genitori, come ho già detto, è l?unica cosa per cui siamo programmati. Dare la vita e/o per come tale educare alla sua importanza è l?unico nostro vero scopo.
Succede infatti che non per forza si riesce a ?dare la vita?, ma il rispetto che essa merita, questa consapevolezza che riguarda noi stessi, potrebbe considerarsi un punto d?arrivo per la nostra esistenza, facendo qualcosa di vero, di basilare, e per questo importante.
Vedere tua madre che ti dava alla luce mi ha fatto capire tantissime cose. Da figlio sono diventato padre e da figlia lei è diventata madre. Il passaggio è epocale e ti sconvolge la visione della vita. Adesso sto tentando di ricomporre quella visione e vederla con questi nuovi occhi.
Se prima la forza della nostro amore era composto da me e lei, e ci sembrava essere tutto e speciale (potrebbe anche esserlo), adesso ci sei tu, un uomo, un frutto venuto fuori dalla nostra pianta. Un appendice di noi stessi a cui dedicarci con tutta l?anima perché quella vita sei tu, che dovrai prepararti ad affrontare la realtà con noi ma anche, nel futuro, senza noi.
Siamo genetica figlio mio. Le tue cellule sono io e tua madre. Siamo e sei vita. E la vita è meravigliosa perché è magica e forse ha un senso solo così.
Ma in quei geni c?è qualcosa di ancora più immateriale, un?energia che li lega e che li muove: l?anima, qualcosa di etereo e misterioso, l?essenza che ci differenzia dal resto degli altri esseri viventi. E l?animo umano è fatto di passioni che riempiono la vita, che gli donano consistenza e la rendono splendida. Dare la vita e avere rispetto di essa è qualcosa che rende gli uomini immortali, vicini (se non simili) a Dio, e noi siamo questo.
Darti alla luce ha significato soprattutto tanto dolore per tua madre. Ha provato il dolore per eccellenza. Quel dolore che sancisce il legame con la vita stessa.
Anche questo dolore è il senso della vita.
Non sappiamo cosa sia nascere figlio mio né sappiamo cosa sia morire. Ma il dolore, quel dolore, ci lega e ci strappa alla vita. Il dolore che ti lega alla vita e che ti sconvolge quando la perdi.

Vorrei poterti dire figlio mio che non soffrirai mai. Ma la sofferenza è un ingrediente della vita e come tale dovrai nutrirti anche di esso.
Non ti incaponire nell?inseguimento della felicità. Agli uomini, in questa vita, non è necessaria la felicità. E? necessaria l?armonia e la serenità del proprio essere. Esiste il dolore, ma se imparerai ad essere sereno ed affrontare le tempeste con la giusta dose di conoscenza di te stesso, realizzerai che quella parentesi tra una sofferenza ed un’altra hanno quasi il gusto della felicità. Perché la felicità nessuno sa cos?è.
Vorrei imparassi a considerare le tue lacrime e capire i tuoi sorrisi. Io e tua madre siamo due persone molto allegre; la nostra espressione è sempre molto sorridente e vorremmo che anche tu imparassi a sorridere e far sorridere. Il sorriso per un uomo è la linfa dell?anima.
Ma non avere fretta se tutto questo non lo fai tuo sin da subito. Saranno gli eventi che ti porteranno ad avere padronanza delle tue reazioni anche se devi sapere che non ne avrai mai il pieno controllo. Mai. E forse è giusto e anche affascinante non averlo questo controllo. Perché ci sono cose che meritano disperazione ed altre che meritano un sorriso e dovrai imparare a capire quali.
Sei circondato da persone che ti amano e questo non dimenticarlo mai. Qualsiasi cosa ti possa succedere, tua padre e tua madre, il tuo sangue non ti abbandoneranno mai. Non è vero che niente è per sempre. Un figlio lo è. Tu sei ciò che io e tua madre saremo quando non ci saremo più.
Ti chiami Pietro, come tuo nonno. Aldilà delle tradizioni, sappi che porti il nome di una persona che a tuo padre ha dato tanto. Spero di riuscire a darti quello che tuo nonno, ma anche tua nonna, hanno dato a me, perché le cose ti scrivo, ciò che io sono, è indubbiamente il prodotto, anche minimo, di ciò che loro sono.
Sicuramente con te commetterò degli sbagli, ma sappi che la mia non sarà mai cattiveria verso di te. Non dobbiamo mai prenderci troppo sul serio. Dobbiamo essere tolleranti con noi stessi e con gli altri e avere la capacità di adeguarci laddove i bisogni cambiamo, con umiltà e convinzione di ciò che siamo, anche se oggi l?avidità ha la meglio su tutto e gli uomini dimenticano la loro storia, la loro provenienza.
Tuo padre e tua madre, benché fortunati perché hanno molto, non lo dimenticano mai e hanno imparato dai loro errori. Abbiamo anche noi i nostri rimpianti che come spine pungono i nostri piedi durante questo nostro cammino nel giardino della vita, e capita anche a noi di piangerci addosso; ma pur facendolo, non smettiamo mai di ammirare questo meraviglioso luogo in cui ci troviamo.
Un domani avrai anche tu dei rimpianti, ma qualsiasi cosa succeda, la meraviglia nei confronti della vita è il vento che ti può dare la spinta per ripartire quando tutto sembra non andare per il verso giusto. Perché verranno questi momenti. L?uomo, splendido nell?amore, è anche un essere in grado di fare del male, come del resto lo è la natura a cui apparteniamo. Ma il continuo senso di appartenenza a questo miracolo inspiegabile che è l?esistenza deve essere sempre il faro lontano da seguire quando il buio avvolge momentaneamente il nostro navigare.
Sappi che tuo padre non è perfetto, ne pretende che tu lo sia, ma il suo amore unito a quello di tua madre è puro, privo di male e come tale in esso tu potrai sempre confidare e scoprire che esso è perfetto.
Il senso di una vita, sei tu. Sei il nostro amore che prosegue negli anni in cui non ci saremo più. E questo, figlio mio, Amore mio, è Dio. Chiunque egli sia, chiunque io sia e chiunque tu sia.
Tuo per sempre
papà

PS:
GRAZIE A TUTTI QUANTI PER ESSERMI STATO VICINO E PER LE BELLE PAROLE AVUTE NEI CONFRONTI DI ME, DI MIA MOGLIE E DEL PICCOLO PIETRO. IL VOSTRO CALORE E LA VOSTRA VICINANZA PER ME SONO PREZIOSI, PERCHE’ SAPETE CONDIVIDERE DELLE EMOZIONI E DELLE SENSAZIONI IN MANIERA PIU’ FORTE E VERA RISPETTO A PERSONE CHE MI STANNO PIU’ VICINO FISICAMENTE.
UN ABBRACCIO
Massimiliano…Journeyman, il guardiano del faro lontano.