
Non sono più quello di prima. Adesso infatti nella mia vita ci sei tu e guardo il mondo attraverso nuovi occhi, quelli di un genitore che muove i suoi primi passi in questo mondo che adesso è diverso e non totalmente nuovo come lo è per te.
A me, come anche alla mamma, spetta un ruolo particolarmente delicato: essere anche i tuoi occhi e farti conoscere questa vita, questa realtà; ma spetta anche insegnarti a sognare e credere nei sogni, dandoti la fiducia necessaria, dapprima in te stesso e anche in noi ovviamente, affinché tu possa realizzarli.
E? molto difficile trovare le parole giuste per dire come mi sento, cosa provo, perché in questi giorni mi è mancata la concentrazione necessaria per mettere ordine ai miei pensieri e mettere ordine alle continue emozioni provate. Del resto, io e la mamma, siamo parecchio stanchi. Stiamo imparando a conoscerti. La notte ci svegli e a volte non capiamo quali sono i tuoi bisogni. Che ci vuoi fare, non si nasce insegnati benché diventare genitori è l?unica cosa per cui siamo programmati.
Ma cercherò di far ordine tra le mie sensazioni e i miei pensieri per dirti delle cose che ritengo interessanti e magari dirle anche a me, che necessito di una coordinata in questo mio nuovo modo di essere.
Era aprile quando abbiamo saputo che tu saresti venuto al mondo ed io e la mamma, che ti abbiamo voluto con noi, eravamo (e siamo) felicissimi di questo tuo arrivo.
Sin dal primo momento in cui ho saputo che sarei diventato padre ho sentito questa tua vita come mia, come se sin da subito fossi entrato nei miei ritmi. Ho sentito cioè non tanto venir fuori un senso di responsabilità nei tuoi confronti, quanto un senso di rispetto per te, per un essere che cresceva in grembo alla donna che amo, la tua mamma. Il rispetto per una vita. Il rispetto per la vita.
E a maggior ragione adesso, dalle 7.35 di questo cinque dicembre, momento in cui sei venuto al mondo, quel pensiero continua a farsi strada in me confidando su di esso per crescerti al meglio, anche se sono consapevole che la cosa non sarà una passeggiata.
Sai, nessuno può dirsi pronto per fare il genitore perché non si tratta solo di responsabilità diventarlo ed esserlo ma è anche e soprattutto capacità di relazionarsi e farti relazionare con il mondo in cui viviamo che, proprio per le sue dannose contraddizioni è diventato un mondo difficile e che, nonostante tutto, è pur sempre un mondo meraviglioso. Un mondo contorto e meraviglioso realizzato da noi, essere umani che proprio perché tali, umani e quindi imperfetti, siamo esseri davvero affascinanti e unici.
Sai, io mi pongo sempre un sacco di domande. Mi piace molto tentare di capire, per quanto misteriose, le complesse alchimie delle sensazioni dell?animo umano, studiare i raffinati ingranaggi che caratterizzano il nostro vivere, e la tua venuta al mondo è stata per me fonte di interessanti interrogativi. Alcuni, la maggior parte, di carattere pratico e anche un po? scanzonato come mio solito come ad esempio se, essendo nato a Milano, ti sentirai più milanese che palermitano come mamma e papà.
Ma in verità, aldilà di tutto, mi sono posto un solo semplicissimo quesito:
Qual è il compito di un genitore?
La risposta è?con precisione proprio non lo so! Posso fare delle congetture seguendo la scia di quel pensiero, ossia il rispetto per la vita che ti dicevo poc?anzi e allora mi vengono in mente un bel po? di cose credo interessanti e spero che lo siano anche per te.
Diventare genitori significa per me riuscire a farti innamorare della vita e fartela rispettare come lo faccio io. Non credo che questo sia difficile o sia qualcosa di impossibile, perché per riuscirci è necessario concentrarsi su chi siamo e su ciò che davvero è importante, ossia la vita stessa, l?amore che essa genera e merita. E? questo il punto da cui siamo partiti io e la tua mamma per farti venire al mondo: il nostro amore, quello che ci lega l?uno all?altro, e anche quello che abbiamo per la vita. Ma le cose si complicano quando per educarti dobbiamo relazionarci e confrontarci con chi non ha questa visione del mondo (o ce l?ha ma l?ha dimenticata) e quindi diventiamo impreparati di fronte a costoro e al loro strano modo di interpretare la realtà. Si potrebbe obiettare che non per forza noi possiamo aver ragione ma dare la vita ed essere genitori, come ho già detto, è l?unica cosa per cui siamo programmati. Dare la vita e/o per come tale educare alla sua importanza è l?unico nostro vero scopo.
Succede infatti che non per forza si riesce a ?dare la vita?, ma il rispetto che essa merita, questa consapevolezza che riguarda noi stessi, potrebbe considerarsi un punto d?arrivo per la nostra esistenza, facendo qualcosa di vero, di basilare, e per questo importante.
Vedere tua madre che ti dava alla luce mi ha fatto capire tantissime cose. Da figlio sono diventato padre e da figlia lei è diventata madre. Il passaggio è epocale e ti sconvolge la visione della vita. Adesso sto tentando di ricomporre quella visione e vederla con questi nuovi occhi.
Se prima la forza della nostro amore era composto da me e lei, e ci sembrava essere tutto e speciale (potrebbe anche esserlo), adesso ci sei tu, un uomo, un frutto venuto fuori dalla nostra pianta. Un appendice di noi stessi a cui dedicarci con tutta l?anima perché quella vita sei tu, che dovrai prepararti ad affrontare la realtà con noi ma anche, nel futuro, senza noi.
Siamo genetica figlio mio. Le tue cellule sono io e tua madre. Siamo e sei vita. E la vita è meravigliosa perché è magica e forse ha un senso solo così.
Ma in quei geni c?è qualcosa di ancora più immateriale, un?energia che li lega e che li muove: l?anima, qualcosa di etereo e misterioso, l?essenza che ci differenzia dal resto degli altri esseri viventi. E l?animo umano è fatto di passioni che riempiono la vita, che gli donano consistenza e la rendono splendida. Dare la vita e avere rispetto di essa è qualcosa che rende gli uomini immortali, vicini (se non simili) a Dio, e noi siamo questo.
Darti alla luce ha significato soprattutto tanto dolore per tua madre. Ha provato il dolore per eccellenza. Quel dolore che sancisce il legame con la vita stessa.
Anche questo dolore è il senso della vita.
Non sappiamo cosa sia nascere figlio mio né sappiamo cosa sia morire. Ma il dolore, quel dolore, ci lega e ci strappa alla vita. Il dolore che ti lega alla vita e che ti sconvolge quando la perdi.
Vorrei poterti dire figlio mio che non soffrirai mai. Ma la sofferenza è un ingrediente della vita e come tale dovrai nutrirti anche di esso.
Non ti incaponire nell?inseguimento della felicità. Agli uomini, in questa vita, non è necessaria la felicità. E? necessaria l?armonia e la serenità del proprio essere. Esiste il dolore, ma se imparerai ad essere sereno ed affrontare le tempeste con la giusta dose di conoscenza di te stesso, realizzerai che quella parentesi tra una sofferenza ed un’altra hanno quasi il gusto della felicità. Perché la felicità nessuno sa cos?è.
Vorrei imparassi a considerare le tue lacrime e capire i tuoi sorrisi. Io e tua madre siamo due persone molto allegre; la nostra espressione è sempre molto sorridente e vorremmo che anche tu imparassi a sorridere e far sorridere. Il sorriso per un uomo è la linfa dell?anima.
Ma non avere fretta se tutto questo non lo fai tuo sin da subito. Saranno gli eventi che ti porteranno ad avere padronanza delle tue reazioni anche se devi sapere che non ne avrai mai il pieno controllo. Mai. E forse è giusto e anche affascinante non averlo questo controllo. Perché ci sono cose che meritano disperazione ed altre che meritano un sorriso e dovrai imparare a capire quali.
Sei circondato da persone che ti amano e questo non dimenticarlo mai. Qualsiasi cosa ti possa succedere, tua padre e tua madre, il tuo sangue non ti abbandoneranno mai. Non è vero che niente è per sempre. Un figlio lo è. Tu sei ciò che io e tua madre saremo quando non ci saremo più.
Ti chiami Pietro, come tuo nonno. Aldilà delle tradizioni, sappi che porti il nome di una persona che a tuo padre ha dato tanto. Spero di riuscire a darti quello che tuo nonno, ma anche tua nonna, hanno dato a me, perché le cose ti scrivo, ciò che io sono, è indubbiamente il prodotto, anche minimo, di ciò che loro sono.
Sicuramente con te commetterò degli sbagli, ma sappi che la mia non sarà mai cattiveria verso di te. Non dobbiamo mai prenderci troppo sul serio. Dobbiamo essere tolleranti con noi stessi e con gli altri e avere la capacità di adeguarci laddove i bisogni cambiamo, con umiltà e convinzione di ciò che siamo, anche se oggi l?avidità ha la meglio su tutto e gli uomini dimenticano la loro storia, la loro provenienza.
Tuo padre e tua madre, benché fortunati perché hanno molto, non lo dimenticano mai e hanno imparato dai loro errori. Abbiamo anche noi i nostri rimpianti che come spine pungono i nostri piedi durante questo nostro cammino nel giardino della vita, e capita anche a noi di piangerci addosso; ma pur facendolo, non smettiamo mai di ammirare questo meraviglioso luogo in cui ci troviamo.
Un domani avrai anche tu dei rimpianti, ma qualsiasi cosa succeda, la meraviglia nei confronti della vita è il vento che ti può dare la spinta per ripartire quando tutto sembra non andare per il verso giusto. Perché verranno questi momenti. L?uomo, splendido nell?amore, è anche un essere in grado di fare del male, come del resto lo è la natura a cui apparteniamo. Ma il continuo senso di appartenenza a questo miracolo inspiegabile che è l?esistenza deve essere sempre il faro lontano da seguire quando il buio avvolge momentaneamente il nostro navigare.
Sappi che tuo padre non è perfetto, ne pretende che tu lo sia, ma il suo amore unito a quello di tua madre è puro, privo di male e come tale in esso tu potrai sempre confidare e scoprire che esso è perfetto.
Il senso di una vita, sei tu. Sei il nostro amore che prosegue negli anni in cui non ci saremo più. E questo, figlio mio, Amore mio, è Dio. Chiunque egli sia, chiunque io sia e chiunque tu sia.
Tuo per sempre
papà
PS:
GRAZIE A TUTTI QUANTI PER ESSERMI STATO VICINO E PER LE BELLE PAROLE AVUTE NEI CONFRONTI DI ME, DI MIA MOGLIE E DEL PICCOLO PIETRO. IL VOSTRO CALORE E LA VOSTRA VICINANZA PER ME SONO PREZIOSI, PERCHE’ SAPETE CONDIVIDERE DELLE EMOZIONI E DELLE SENSAZIONI IN MANIERA PIU’ FORTE E VERA RISPETTO A PERSONE CHE MI STANNO PIU’ VICINO FISICAMENTE.
UN ABBRACCIO
Massimiliano…Journeyman, il guardiano del faro lontano.